lunedì 12 novembre 2007
Come vincere l'ansia d'esame
Uno studente che soffre di ansia da esame in modo grave, può farsi prendere dal panico e fare scena muta durante un interrogazione o non ricordare nulla durante una prova scritta e questo a prescindere da quanto sia intelligente e preparato.
Una forte ansia, infatti, può inibire le prestazioni intellettuali, ostacolare la concentrazione e la memoria, peggiorando notevolmente la performance di uno studente.
Purtroppo l'ansia da esame ha rovinato e continua a rovinare molte carriere scolastiche di studenti dotati intellettualmente ma fragili emotivamente.
Quali sono le cause dell'ansia d'esame? Abbiamo visto che l'ansia da esame è un disturbo che non risparmia nemmeno gli studenti più coscienziosi e preparati, anzi sono proprio loro quelli che si fanno prendere dal panico al momento dell' esame! L'ansia da esame, infatti, è un tipo particolare di ansia da prestazione.
L'ansia da prestazione è un sentimento d'apprensione che insorge in tutte le situazioni in cui ci sentiamo valutati ed esposti al giudizio altrui.
Chi soffre d'ansia d'esame sente che, durante l'esame, non viene valutata solo la sua preparazione scolastica, ma anche la sua intelligenza e le sue capacità personali.
Chi soffre d'ansia da esame fa dipendere la sua autostima da un riconoscimento esteriore (un bel voto). Ossessionato dal risultato, lo studente ansioso, immagina che una cattiva performance possa fargli perdere la stima e l'approvazione dei genitori e degli amici.
Come gestire l'ansia durante la preparazione di un esameL'ansia si rivela un grosso problema anche durante la fase di preparazione dell'esame. Chi è molto ansioso, infatti, a causa del nervosismo, non riesce a concentrarsi sullo studio. Nei casi peggiori lo studente può passare ore sui libri senza riuscire ad apprendere nulla.
1. Ridimensionate l'importanza dell'esame.
Gli studenti che soffrono di ansia da prestazione attribuiscono all'esame un eccessiva importanza. Vedono nel voto una conferma o una disconferma delle loro capacità personali, un modo per ricevere l'approvazione degli altri. E' bene ripetersi che un esame valuta soltanto la preparazione scolastica, non l'intelligenza o la personalità. Bisogna tener presente che un esame andato male è un esperienza che capita alla maggioranza degli studenti e che anzi, in alcune facoltà, è difficilissimo superare determinati esami al primo colpo.
Ridurrete l'ansia se penserete secondo una logica del tipo :" Se passo l'esame bene, se non lo passo non è la fine del mondo. La cosa peggiore che mi può succedere se vengo bocciato è quella di ripetere l'esame." Ricordatevi che un esame andato male non pregiudica niente: né la vostra riuscita all'università e neppure la vostra futura carriera.
2. Attenzione ai vostri pensieri
Una ragazza delle superiori andava nel panico tutte le volte che aveva un interrogazione. Scoprì che mentre studiava, si ripeteva continuamente affermazioni come: "Non posso farcela: ho troppe cose da studiare. E'una materia troppo difficile per me,ecc." . Nessuna meraviglia che non riuscisse a concentrarsi sullo studio! Se è questo è anche un vostro problema, fate attenzione al vostro dialogo interiore. Sostituite affermazioni negative come " non posso farcela" con affermazioni incoraggianti come "posso riuscirci e ci riuscirò".
3. Fatevi un programma di studio
Per chi soffre di ansia da esame, è particolarmente importante arrivare all'esame ben preparati. Infatti, salvo nei casi in cui l'ansia da esame così grave da degenerare nel panico, chi ha studiato riesce sempre a cavarsela. Magari, non farà un esame brillantissimo e magari prenderà meno di quanto meriterebbe, ma riesce ugualmente a superare la prova.
4. Studiate con altre persone
Studiare con altri compagni di classe o di corso, può rivelarsi un grosso aiuto per chi soffre d'ansia d'esame. Il fatto di studiare con amici offre l'opportunità di condividere le ansie e aiuta a ridimensionare l'esame.
5. Trovate una valvola di sfogo per l'ansia
E' importante che il vostro programma di studio comprenda dei momenti da dedicare ad attività piacevoli che vi permettano di " staccare la spina" e di non pensare per un po' alla prova che vi attende. Qualsiasi attività va bene purchè gradita: uscire con gli amici, praticare uno sport, andare dal parrucchiere, imparare il rilassamento. Anche se avete molte cose da studiare è importante concedersi delle pause per rigenerarsi.
6. Non trasformatevi in uno "zombie"
Molti studenti arrivano all'esame in uno stato psicofisico disastroso. La causa? Notti passate sui libri, tonnellate di caffè bevute per restare svegli, alimentazione irregolare (a molti si chiude lo stomaco per l' ansia, ma in compenso pasticciano con il cibo tutto il giorno).Voi non cadete in questa trappola, trattatevi invece come un atleta prima di una gara. Le vostre prestazioni intellettuali sono influenzate dal vostro stato psicofisico, quindi le notti in bianco sui libri sono da evitare ad ogni costo.
Come gestire l'ansia durante l'esameNon esistono soluzioni magiche per gestire l'ansia al momento dell'esame. Se avete seguito i nostri consigli e siete ben preparati, dovreste riuscire a sostenere l'interrogazione senza problemi. Tenete presente che la disinvoltura agli esami sia acquisisce con la pratica: i primi esami sono i più difficili, poi si diventa più tranquilli e più in grado di gestire l'ansia.
1. Evitate di studiare il giorno dell'esame.Sconsiglio vivamente di studiare il giorno stesso dell'esame: il ripasso dell' ultimo momento genera ansia e confusione.
2. Fatevi accompagnare da un amico all'esame.Molti studenti si fanno prendere dal panico e non si presentano all'esame. Per evitare la tentazione della fuga all' ultimo momento, fatevi accompagnare da un amico.
3. Ammettete l'ansia con i professori.L'ansia funziona in un modo paradossale: più si cerca di nasconderla più aumenta. Se avete un orale e vi sentite agitati, ammettetelo con il professore. Il solo parlare della vostra ansia servirà a ridurla. Prima di rispondere ad una domanda, fate un respiro profondo ( ha un effetto calmante) e prendetevi qualche secondo di tempo per organizzare la risposta.
Dottoressa Anna Zanon
L'ansia e i disturbi d'ansia
Diversa è invece la natura dei disturbi d' ansia. In essi, infatti, l’ ansia è più intensa, persiste più a lungo e può essere legata a particolari persone, ambienti o situazioni.
Gli obiettivi da raggiungere per ottenere un’efficace gestione dell’ ansia consistono nel comprendere la reazione personale di fronte a situazioni ansiogene, nell’identificare quali timori si associano ad esse e nell’apprendere a liberarsi dell’ ansia.
Avvertite un intenso bisogno di approvazione?
I comportamenti messi in atto per compiacere gli altri indicano che considerate i bisogni altrui più importanti dei vostri. Ciò può provocare frustrazione e, nel corso del tempo, risentimento. Frustrazione e risentimento sono sentimenti intensi che possono contribuire a creare una situazione di ansia e nervosismo cronici.
Avvertite un forte bisogno di tenere tutto sotto controllo?
Vi preoccupate di come siete considerati, oppure provate disagio quando lasciate che siano gli altri a occuparsi di una determinata situazione?
Vi ritenete deboli e falliti se non siete nella situazione di esercitare il controllo?
Tendete al perfezionismo e all’autocritica?
Vi capita spesso di sentire che ciò che state facendo non sia abbastanza o che non sia adeguato?
Siete spesso critici verso i vostri sforzi e vi sentite costantemente sotto pressione per ottenere risultati?
Tutte queste convinzioni e schemi comportamentali sono irrazionali. Se questo è il vostro approccio alla vita, sperimenterete cronicamente stress, ansia e scarsa autostima.
Nessuno, con questo atteggiamento verso la vita, potrebbe sentirsi rilassato e tranquillo. Convinzioni e comportamenti di questo tipo aumentano anche la tendenza a sottovalutare ciò che percepiamo a livello fisico. Mente e corpo costituiscono un’unica entità funzionale.
Questo legame si rende evidente quando ci troviamo in uno stato di stress emotivo. In genere, specialmente in presenza di stress cronico, compaiono sintomi anche a livello fisico. Quando ignoriamo i segnali con i quali il nostro corpo tenta di comunicarci il bisogno di rallentare il ritmo e prenderci cura di noi stessi, il risultato è, il più delle volte, il peggioramento dei sintomi.
Per imparare a gestire e ad eliminare i sintomi dei disturbi d' ansia potrebbe essere necessario l’aiuto di un terapeuta. Potreste trarre benefici anche da un trattamento farmacologica con ansiolitici, in associazione con una terapia mirata. Come spesso accade se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo essere disposti ad agire in modo diverso. Per riuscire a controllare lo stress causato dai disturbi d' ansia sono necessari impegno e costanza nel seguire i programmi terapeutici.
La categoria dei disturbi d’ ansia racchiude diversi tipi di disturbi: Torna all'inizio
1.disturbo da ansia generalizzata;
2.disturbi da attacchi di panico;
3.disturbi fobici;
4.disturbo ossessivo compulsivo;
5.disturbo post traumatico da stress;
Qui ci occuperemo in particolare di quello che viene definito il disturbo d’ ansia generalizzata.
La persona che soffre di questo disturbo è continuamente preda di uno stato di agitazione e di ansia accompagnato da costante inquietudine e da una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività.
L’ ansia e la preoccupazione sono associate con tre o più dei sei sintomi seguenti: Torna all'inizio
1.Irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle;
2.Facile affaticabilità;
3.Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria;
4.Irritabilità;
5.Tensione muscolare;
6.Alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente);
Nei disturbi d' ansia sono inoltre frequenti sintomi somatici come sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, cefalea, vertigini, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine).
Tutte queste manifestazioni somatiche riflettono l'iperattività del sistema nervoso autonomo. Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate.
A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolenzia muscolare, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; tremori; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.
Questo disturbo può compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua: si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo stress a cui sono sottoposti, ma per qualsiasi cosa: i familiari, la salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda.
Un senso di ansia, a volte vago, altre grave, accompagna immancabilmente queste persone. Sono irrequieti, tesi, hanno difficoltà a concentrarsi, per quanto stanchi non riescono a sedersi, non riescono a riposare.
La naturale conseguenza è un progressivo isolamento, prima dagli amici, poi dal lavoro, riducendo al minimo le proprie attività. Alcuni sviluppano un episodio di depressione maggiore per cui si rivolgono allo specialista, altri, preoccupati per la loro salute, iniziano iter diagnostici e terapeutici dispendiosi e del tutto inutili.
Se non riconosciuto e curato, il disturbo d' ansia generalizzato può protrarsi per molti anni riacutizzandosi nei momenti di maggiore stress.
Non deve stupire il fatto che manchi una causa o un elemento scatenante, perché questo disturbo ha, come anche altri, la caratteristica di non poter riconoscere un motivo esterno che lo giustifichi. Ed è questa spesso la causa di maggiore preoccupazione per chi ne è affetto.
Scopri qual'è il percorso per affrontare l' ansia ed i disturbi d' ansia...
lunedì 29 ottobre 2007
Donne che non si vedono belle

Dieta ipocalorica e movimento fisico possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.
L'obesità è legata:
a condizioni genetiche,
a disfunzionamenti ormonali e
alla psiche del paziente,
dove spesso risiede la causa di questi disordini alimentari. È quindi basilare un supporto psicologico o psichiatrico per curare questo fattore rischio, in eccesso invalidante.
giovedì 25 ottobre 2007
DSM IV
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il DSM-IV, è la quarta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders in inglese) pubblicato dall'American Psychiatric Association (APA), nel 1994.
Consiste in una classificazione nosografica ateorica assiale dei disturbi mentali. I disturbi mentali vengono definiti in base a quadri sintomatologici, e quest'ultimi sono raggruppati su basi statistiche.
La prima versione risale al 1952 (DSM-I); da allora ve ne sono state nel 1968 (DSM-II), nel 1980 (DSM-III), nel 1987 (DSM-III-Revised), nel 1994 (DSM-IV) e nel 2000 (DSM-IV-Text Revision; quella attualmente in vigore). Sono state anche effettuate piccole modifiche nelle ristampe di alcune versioni intermedie; particolarmente significativa la settima ristampa del DSM-II, che nel 1972 espunse l'omosessualità dalla classificazione psicopatologica. Il DSM-V è in fase di pianificazione, e dovrebbe essere pubblicato intorno al 2011.
Il manuale, secondo gli intendimenti degli autori e dell'APA, dovrebbe essere:
nosografico: i quadri sintomatologici sono descritti a prescindere dal vissuto del singolo, e sono valutati in base a casistiche frequenziali.
ateorico: non si basa su nessun tipo di approccio teorico, né comportamentista, né cognitivista, né psicoanalitico, né gestaltico, etc.
assiale: raggruppa i disturbi su 5 assi, al fine di semplificare e indicare una diagnosi standardizzata.
su basi statistiche: si rivolge ad esse in quanto il sintomo acquista valore come dato frequenziale; i concetti statistici di media, frequenza, moda, mediana, varianza, correlazione, ecc. giungono ad essere essi stessi il "solco" mediante il quale si valuta la presenza o meno di un disturbo mentale.
Il "Sistema Multi-Assiale" su cui si basa è organizzato nella seguente maniera:
Asse I: Disturbi clinici, compresi i disturbi dello sviluppo (infanzia ed adolescenza) e dell'apprendimento
Asse II: Disturbi di personalità e ritardo mentale
Asse III: Condizioni mediche che possono influire sugli aspetti psicologici e psicopatologici
Asse IV: Fattori psicosociali ed ambientali che possono influire sugli aspetti psicologici e psicopatologici
Asse V: Scala GAF, di valutazione del "funzionamento globale" (con una quantificazione da 1 a 100).
Nella pratica clinica, la focalizzazione maggiore è solitamente sull'Asse I e II, mentre il III ed il IV vengono utilizzati solo in presenza di particolari condizioni, ed il V risulta raramente usato (per la sua genericità poco informativa).
Il manuale è utile come riferimento per lo specialista non tanto per determinare, tramite il metodo induttivo, da quale disturbo sia affetta la singola persona, ma per determinare, tramite il metodo deduttivo, se il comportamento di un paziente sia inseribile in un quadro sindromico statisticamente rilevante, prescindente dal substrato culturale dell'esaminatore.
Anche se il suo uso è ormai invalso nella pratica clinica (superando in diffusione anche la classificazione internazionale dell'ICD-10), vi sono molte discussioni sulla reale "ateoreticità oggettiva" nella definizione delle categorie sindromiche, e sulla rigidità (a volte disfunzionale) dei criteri inclusivi ed esclusivi delle stesse. Ciò nonostante, la standardizzazione che propone nella classificazione sindromica è ormai condivisa a livello internazionale.
giovedì 18 ottobre 2007
Come si fa a picchiare dei vecchietti ??
| Aggredito, picchiato e rapinato nella sua abitazione | | | |
| 2007-10-17 | |
| Nella notizia c'è qualche imperfezione... i rapinatori erano 3 ed hanno picchiato sia lui che lei.... Io non ho parole, come si fa a picchiare due persone anziane che non farebbero del male a nessuno??? I soldi glieli avrebbero dati ugualmente, invece già prima di chiedere li avevano picchiati |
sabato 13 ottobre 2007
Forza Alessandra, combatti e vinci
-Quattro militari hanno perso la vita
nella tarda serata di ieri. Tra le
possibili cause, l'eccessiva velocità
Quattro militari sono morti nella tarda serata di ieri in un incidente stradale nel comune di Altavilla Silentina, nel Salernitano. I quattro, tutti caporali, tre ragazzi e una ragazza, erano di stanza presso il X Reggimento Manovra della caserma di Persano, ad Eboli.
Poco dopo le 23.30 di ieri, Giuseppe Di Maggio, di 29 anni, Alessandro Chinizzi, di 22 e Loris Verdoscia, di 25 anni, tutti originari della provincia di Lecce, e Daniela Aiello, venticinquenne di Enna, avevano lasciato la caserma per recarsi a Matinella, piccolo centro della Piana del Sele. Durante il tragitto l’auto, una Audi A3 guidata da Loris Verdoscia, ha sbandato in una curva finendo in un canale di irrigazione.
I quattro militari sono morti sul colpo. Per estrarre i corpi dall’auto, immersa nell’acqua, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco di Eboli. E' rimasta gravemente ferita anche una quinta persona, il caporale Alessandra Falzone, originaria di Caltanissetta, di 24 anni, attulmente in prognosi riservata presso l’ospedale civile di Eboli.
Sulla dinamica dell’incidente indagano i carabinieri della Compagnia di Eboli, diretta dal maggiore Nobile Risi. Tra le possibili cause dell’incidente, non si esclude l’alta velocità-.
Il mio più profondo cordoglio alle famiglie e agli amici che hanno perso uno dei loro cari. Io non conoscevo questi ragazzi ma ho sentito tanto parlare di Alessandra (tanto da pensare quasi di conoscerla). Spero con tutto il cuore che riesca a farcela... Forza Ale, combatti!!
Il mito di Edipo in psicoanalisi
| Il mito di Edipo, pur in versioni e forme diverse, è un mito comune ai popoli del mondo e per tale universalità ha acquisito un'importanza capitale presso gli studiosi che si occupano di scienze umane. Cerchiamo di seguirne lo svolgimento. Il re Laio, esule alla corte di re Pelope a Pisa, si innamorò del figlio del re, Crisippo, e lo rapì: per questo gesto tutta la sua stirpe fu maledetta La prima osservazione che è possibile fare è che Edipo sconta un avvenimento che non compete la sua storia, ma quella della sua famiglia.. Tornato a Tebe Laio sposò la figlia di Meneceo, Giocasta, ma poco dopo le nozze un oracolo lo avvertì che un figlio nato da Giocasta lo avrebbe ucciso (L'azione dell'oracolo è propriamente quella di una voce misteriosa, (etimologicamente il vocabolo oracolo deriva dal latino orare) di origine divina che fornisce responsi su accadimenti sconosciuti: al giorno d'oggi verrebbe più prosaicamente definito un insight, cioè la capacità o l'atto di apprendere, spesso sotto forma di un improvviso flash di riconoscimento, la natura di una situazione inconscia.) Quando Giocasta mise alla luce un figlio, Laio praticò due fori nei piedi dell'infante (forse per esporlo, appendendolo alle intemperie, o per farlo morire dissanguato o per evitare che dopo la sua morte il suo spirito potesse camminare) e lo consegnò ad un pastore tebano con l'incarico di abbandonarlo sul monte Citerone. Edipo significa "piede gonfio". Al riguardo sono molte le osservazioni da fare. Innanzitutto il rilievo che il padre compie l'azione violenta di ledere una parte del corpo del figlio. Non è difficile ravvisare in questa azione la rappresentazione mascherata dell'atto della castrazione. E non bisognerebbe pensare di trovarsi semplicemente di fronte ad un vissuto psichico totalmente svincolato da reali accadimenti. Nel 1874 Darwin ipotizzò l'esistenza, in tempi antichissimi, di un tipo di organizzazione sociale, denominata "Orda primordiale", in cui gli esseri umani vivevano in piccoli gruppi sui quali dominava un uomo forte, violento e geloso che si appropriava di tutte le donne, con le quali giaceva, tenendole lontane dai propri figli e dagli altri giovani maschi, che sovente, quando minacciavano la sua dominanza, evirava. Lo stesso Freud ipotizzò che il ripetersi lungo il cammino evolutivo dell'essere umano di tali avvenimenti traumatici lasciasse nell'individuo una traccia mnesica in cui l'originario avvenimento, realmente consumato, fosse sostituito da rappresentazioni e fantasie inconsce (Psicologia delle masse e analisi dell'io 1921 - L'uomo Mosè e la religione monoteistica, 1934-38). Il particolare del piede (per altro presente in molti miti ed opere letterarie, si pensi solo al celeberrimo "tallone di Achille") tornerà ancora nel mito di Edipo. Non solo; il nome Edipo ("piede gonfio") esprime anche una certa caratteristica genealogico-familiare: Edipo è figlio di Laio, "il mancino", figlio minore di Labdaco, "lo zoppo" , discendente di Efisto ,"lo zoppo" (Veronique Caillat: "Mito ed inconscio", Bollettino dell'Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, n° 17, 1994). Dunque il padre Laio ferisce e allontana da se, cioè tenta di eliminare, il proprio figlio. Il pastore di Tebe incaricato dal re Laio di sbarazzarsi di Edipo disubbidì e lo affidò ad un pastore di Corinto. Questi lo portò al re Polibo che, essendo senza prole, lo adottò imponendogli il nome di Edipo La salvezza di Edipo è dunque dovuta all'incontro casuale con un uomo senza prole, Polibo, re di Corinto. Viene in questo passo rappresentata l'unica soluzione al dramma edipico: allontanarsi dai consanguinei per indirizzare le proprie spinte pulsionali verso l'esterno del sistema familiare. Un giorno, durante un banchetto, un giovane dileggiò Edipo perché non assomigliava ai genitori, insinuando che fosse un bastardo, e per questo Edipo si recò presso l'Oracolo di Delfi per interrogarlo circa le sue vere origini. Viene qui raffigurata una situazione abbastanza comune nell'infanzia di ciascuno di noi. Non sarà difficile ricordare come le offese più brucianti che usano scambiarsi i bambini sono quelle relative ai sospetti sulla autenticità della paternità. Di pari grado si fa strada quel vissuto, altrettanto diffuso da potersi definire universale, di essere un trovatello casualmente ospite della famiglia. Questo complesso di fantasie, definito Romanzo familiare dallo stesso Freud, esprime la revisione che il bambino fa dell'identità della parentela. In una delle più diffuse versioni della fantasia il bambino crede di essere stato in realtà generato da un'altra coppia, in genere persone di rango nobile o socialmente elevato, da cui il bambino è stato separato nella prima infanzia ed alla quale un giorno potrà riunirsi. Il romanzo familiare assolve varie funzioni nell'economia psichica del confronto con il mistero delle origini. Per ora ci limiteremo a dire che tale complesso di fantasie permette di mitigare l'intenso senso di colpa nutrito dal desiderio di possesso sessuale dei genitori escludendone la natura incestuosa ("Se sono un trovatello, loro, che io desidero, non sono i miei genitori"). Edipo fu informato dall'Oracolo di essere destinato ad uccidere il proprio padre e a sposare la madre ed i Sacerdoti dell'Oracolo lo allontanarono frementi di disgusto In questo passo viene letterariamente rappresentata la percezione inconscia delle spinte aggressivo-sessuali dirette verso i propri genitori: nella versione più conosciuta dell'Edipo (Edipo positivo) il bambino di sesso maschile desidera inconsciamente congiungersi carnalmente con la madre. Parimenti la realizzazione di tale desiderio incestuoso lo spinge ad indirizzare le sue spinte aggressivo-distruttive verso il rivale: il padre. Il disgusto espresso dai Sacerdoti è la rappresentazione della ripulsa che tali desideri inconsci incontrano nell'affiorare alla coscienza e dell'attività di giudizio morale svolta da quel compartimento ultra specializzato dell'Io denominato Super-io. Convinto di essere il figlio di Polibo e della regina Merope, Edipo, nel tentativo di sfuggire al suo destino, decise di allontanarsi da Corinto e di non farvi mai più ritorno e si diresse verso la Beozia. Durante il suo viaggio, però, in corrispondenza di un incrocio, incontrò uno straniero (Il Re Laio, suo padre) che viaggiava su un cocchio. L'auriga di Laio ordinò ad Edipo di cedere il passo, ma egli rifiutò. L'auriga allora gli ferì un piede con una ruota e lo percosse con un bastone. Edipo allora, colmo di furore, lo uccise insieme agli altri, ivi compreso il suo vero padre, con l'esclusione di un servo che riuscì a scappare. L'apparato psichico non resta inerme di fronte ai conflitti che si originano tra spinte pulsionali, interdetti morali e esigenze reali, ma pone in essere dei tentativi di mediazione o di difesa che tendono ad organizzarsi secondo modalità di ripetizione strutturatesi con il ripetersi degli accadimenti traumatici di generazione in generazione. Edipo cerca di disinnescare il dramma conflittuale attuando un efficace quanto elementare meccanismo di difesa: l'allontanamento dall'oggetto. Ma, così come nel mito tale tentativo di sfuggire al proprio destino si infrange nell'incontro casuale ad un incrocio con il Rivale, così nella vita reale il bambino, per quanti sforzi faccia per allontanare la tentazione edipica, non può concretamente realizzare la fuga e, come Edipo, ritroverà ad ogni angolo della sua esistenza i genitori. Si tenga presente inoltre che anche se fosse possibile realizzare un allontanamento fisico dall'oggetto incestuoso, non è certamente possibile sfuggire al proprio mondo interno e ai propri desideri inconsci. Nel mito l'incontro fatale avviene ad un incrocio; alcuni autori riferiscono che si trattasse di un trivio, simbolo del triangolo sentimentale genitori-figlio, altri di un quadrivio; resta comunque, anche a livello poetico-letterario, la forte rappresentazione di un incontro fortuito di esistenze, un incontro di destini. Comunque sia un incrocio a più strade è una rappresentazione onirica così tipica che lo psicoanalista sa che ogni qualvolta esso si presenti in un sogno può essere certo che l'analizzato si trovi in una fase di riattivazione edipica. Il bambino, così come lo sfortunato Edipo, incontra dunque l'autorità paterna che sbarra la strada al soddisfacimento pulsionale: è la contesa, lo scontro, il dispiegarsi dell'aggressività. Edipo viene di nuovo ferito al piede. In questo modo il Poeta esprime la percezione oscura della beffarda ripetizione del destino che solo dopo migliaia di anni trovò in Sigmund Freud una formulazione scientifica in quella che lo scienziato viennese definì come coazione a ripetere, e cioè la necessità inconscia di rimettersi in una situazione traumatica o dolorosa, anche se assurda e umiliante. In altri termini la coazione (costrizione inconscia) a ripetere situazioni traumatiche senza rendersi conto della propria partecipazione alla ricostruzione della situazione originaria né la relazione tra la situazione presente e la passata esperienza. Senza addentrarci nelle importantissime implicanze che Freud attribuì all'osservazione che la ripetizione di esperienze dolorose è in netto contrasto con il principio di piacere, ci limiteremo ad osservare che lo scopo inconscio di ricostruire esperienze traumatiche passate consiste nell'illusione di poter modificare retroattivamente il corso degli eventi: ci si condanna a recitare ciclicamente lo stesso copione nell'illusione di poter cambiare quella battuta che ci fece così soffrire! Edipo, così come il bambino nel suo immaginario, non si sottomette all'autorità paterna ma si ribella, lotta e uccide il padre e i suoi sostituti: lo stesso eccidio (realizzato per mezzo di rappresentazioni ed affetti ed eventualmente organizzato in schemi immaginari acquisiti [fantasie o fantasmi]) si ripete inesorabilmente nella mente del bambino ogni qualvolta il suo desiderio di possesso della madre si scontri con il rivale. Nel profondo dell'inconscio siamo tutti parricidi. Ma torniamo al mito: Edipo conserva ancora il suo difensivo stato di incoscienza circa i drammatici avvenimenti che lo riguardano, eliminando dalla sua mente qualsiasi possibilità di collegamento tra le sue azioni e la sorte dei genitori. Giunge quindi in contatto con la Sfinge ("Strangolatrice"), mostro alato dalla testa di donna ed il corpo di leone che pone agli incauti umani che osano avvicinarsi al suo cospetto un indovinello che implica in fondo una risposta alquanto semplice, ma a cui nessuno fino a quel momento aveva saputo dare risposta. Nessuno prima di Edipo era stato in grado di risolvere l'arcano: perché tale resistenza ? Evidentemente la percezione della fragilità dell'essere umano, della caducità della vita e la rappresentazione angosciosa di quella parabola discendente che è l'esistenza umana produce in ogni essere umano una reazione di diniego che acceca la mente ed impedisce la presa di coscienza della cruda realtà: la vita è un'esperienza senza fini che si compie con trasformazioni dolorose e si conclude inevitabilmente con la morte. Poiché Laio era morto e la sfinge affliggeva la già provata popolazione, il reggente Creonte offrì il trono, assieme alla mano della sorella Giocasta, vedova del re Laio, a chiunque avesse risposto all'enigma e liberato la città dalla sfinge. Edipo rispose all'indovinello: "E' l'uomo che cammina a quattro zampe da bambino e poi si appoggia ad un bastone alla vecchiaia".Tebe fu liberata dalla Sfinge e dalla pestilenza ma il vaticinio dell'oracolo si era realizzato: Edipo aveva ucciso il proprio padre e si apprestava a giacere con la madre. Uno degli aspetti meno messi in luce dai vari studiosi che si sono occupati della storia di Edipo è il ruolo di Giocasta. Se potessimo raffigurare visivamente il percorso (anche fisico) di Edipo nel corso della parentesi temporale descritta dal mito (ed oggi sarebbe possibile farlo senza difficoltà con un semplice computer multimediale) troveremo un punto di attrazione in cui le varie traiettorie tendono a confluire, Tebe e al suo centro Giocasta. La Regina è un punto passivo di attrazione, in fondo lei non agisce, attende che gli eventi si compiano, che il dinamismo dell'azione torni alla sua origine, la vagina-utero-antro che generò Edipo e alla quale il giovane agogna nel suo inconsapevole errare: la porta verso l'Origine e la Fine, l'ingresso al senza nome, al senza forma, al Vuoto, motore propulsivo di tutto ciò che esiste. Ascoltiamo, al riguardo, il commento di una giovane donna in micropsicoanalisi che si confronta con il Mito: "Edipo nonostante la sua forza alla fine farà, senza saperlo, quello che non voleva fare: Qualcosa, una enorme forza lo spingeva verso la madre che lo aspettava, passiva all'inizio e passiva alla fine". Dopo le complesse vicende che portano Edipo al riconoscimento della tremenda verità Giocasta si impiccò ed Edipo si accecò. Se in questo passo l'espiazione mediante il suicidio o l'automutilazione è espresso direttamente, spesso, nella vita reale, i desideri incestuosi, determinano delle condotte di espiazione autopunitiva più mascherate: l'elaborazione, a seconda del terreno dell'analizzato, può prendere una strada psichica (disturbi di impotenza sessuale, idee ossessive, manifestazioni isteriche, etc.) o una strada somatica con la costruzione di malattie di vario aspetto e gravità. Ecco la presa d'atto del fenomeno da parte di una giovane donna in micropsicoanalisi da anni ammalata gravemente a carico di vari distretti dell'apparato osteo-articolare: "Questa malattia mi impedisce di diventare grande, di essere contenta di essere donna. In tutto questo c'entra la Nemica: mia madre. Lei mi ha schiacciato e poi ha continuato a farlo per impedirmi di diventare grande. E' un dolore che serve a che io non vada a letto con nessuno, che impedisce che io abbia dei bambini, e soffro ogni qualvolta io mi ricordo di essere una donna". Tebe fu fondata da Cadmo, figlio di Agenore, re di Fenicia in relazione alle seguenti vicende. Cadmo era il fratello di Europa, una bellissima fanciulla di cui Zeus si innamorò. Il "Padre degli dei e degli uomini " (Da Omero) la vide giocare in riva al mare con le sue ancelle, assunse la forma di un toro bianco e si sdraiò lasciandosi carezzare. Europa, per nulla intimorita, montò a cavallo del toro che entrò immediatamente in acqua prendendo velocemente il largo: Giove aveva rapito Europa e, dopo essersi rivelato, giacque con lei sotto un platano. Il padre di Europa, Agenore, mandò alla sua ricerca i figli Cadmo, Fenice e Cilice. Cadmo, dopo estenuanti ricerche, consultò l'oracolo di Delfi per chiedere consiglio e l'oracolo gli intimò di dimenticare Europa, di abbandonare ogni ricerca e di trovare una giovenca segnata nel manto da una mezza luna. Vaticinò che avrebbe fondato una città nel primo luogo ove la giovenca si fosse fermata a riposare. Il presagio si avverò e la Beozia fu la regione ove Cadmo si apprestava a tracciare con l'aratro la cinta della novella città. Cadmo, con l'intento di sacrificare la giovenca ad Atena, inviò alcuni dei suoi uomini ad attingere acqua ad una fonte vicina. Ma un drago, custode della fonte, figlio di Ares, uccise gli uomini e cominciò a divorarli. Quando Cadmo seppe della sorte dei suoi uomini, aggredì il drago e lo uccise. Atena si manifestò e gli disse "Strappa i denti del drago e seminali nel solco che il tuo aratro traccerà in questa terra intatta. Cadmo obbedì e, con sommo stupore, vide brulicare dai solchi di terra un popolo di guerrieri che iniziarono a combattere e a massacrarsi uno con l'altro finché ne sopravvissero soltanto cinque. Cadmo li placò e li prese come compagni nella fondazione di Tebe.
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